20.10.15

Testo mostra InCANTO ITALIANO Consolato Italiano Gedda 20/10/2015


InCANTO ITALIANO

In occasione  della XV edizione della “ Settimana della Lingua Italiana nel mondo”, che ha quest’anno come  tema L’Italiano della musica, la musica dell’Italiano”, il Consolato Generale di Italia a Gedda, con la direzione artistica dell’Associazione Culturale La Stellina,  propone lo spettacolo “InCANTO ITALIANO” per regalare al pubblico saudita ed ai connazionali all’estero un excursus storico di alcune delle canzoni italiane più significative del XX secolo. Ciò a dimostrazione di come la canzone sia stata influenzata ma abbia essa stessa influito sulle mode, sul costume e conseguentemente sulla la lingua parlata ed il pensiero degli italiani.
Il nostro percorso ideale inizia nel 1898 quando viene scritta 0 Sole Mio, interpretata dal grande Enrico Caruso. Una magnifica canzone dialettale, in quanto è il dialetto regionale ancora la lingua più diffusa fra la popolazione e le canzoni sono utilizzate come strumenti per illustrare a tutti le bellezze della propria regione. Il Paese è stato unificato solo da pochi decenni ed è ancora lontano il concetto di Nazione. Per far comprendere a tutti gli Italiani  il testo è stato pertanto necessario utilizzare apostrofi per terminare le sillabe mancanti.
Solo successivamente, seppur sempre in lingua dialettale, Totò scriverà di un sentimento universale: l’amore, ma quello tormentato, da temere, che non vuole coinvolgimenti per non soffrire.  E’ proprio Malafemmena ad incarnare l’Italia di quel 1951, di un Dopoguerra che vede un paese ancora diviso dalle ideologie ed in cui la cultura popolare continua ad essere dominata dai dialetti e dai sentimenti campanilistici.

Per il linguaggio popolare la televisione e soprattutto il Festival di Sanremo con Domenico Modugno sono stati come il Manzoni per la letteratura. Nel blu dipinto di blu (1958) ha riunito gli italiani in una lingua comprensibile a tutti che utilizza metafore e concetti semplici ma potenti come:  il colore del cielo, il volo… e chi non ha mai sognato di volare?  E’ solo ora che la gente d’Italia entra in una nuova fase in cui le divisioni si riassorbono e, attraverso una lingua ed un immaginario popolare condiviso,  diventa un popolo in grado di comprendersi da Nord a Sud, con simbologie ingenue ma aggreganti. In quell’immagine di Modugno mentre intona il suo “Vooolare” ci sta tutto l’abbraccio di un popolo che si ritrova vicino.

Nel 1960 con il cielo in una stanza di Gino Paoli è di nuovo l’amore ad unire ma ora, al contrario di Malafemmena,  l’amore trionfa,  si apre un’ epoca di ottimismo dove si propongono parole più sapienti, espresse in forma di poesia pura che proiettano la nostra lingua in una direzione più colta ed intima,  in cui la tavolozza del nostro linguaggio arricchisce il cielo blu con sfumature di viola.

Per compiere la sua trasformazione il linguaggio italiano non ha mai dimenticato le proprie origini. Nel 1962 viene messo in scena Rugantino:  una commedia musicale che quasi potremmo definire un romanzo storico, ambientato nella Roma Papalina del XIX secolo,  dove viene riproposta la canzone dialettale in Roma nun fa la stupida stasera.
Sarà compito di Mina nel 1963 di alleggerire il linguaggio e la poetica  della canzone per far comprendere meglio al paese la trasformazione dei costumi che Gino Paoli, attraverso i suoi testi eruditi, sta attuando. Con le Mille bolle blu  si sposta il pensiero in una dimensione più frivola e più allegra, riproponendo come bagaglio linguistico il blu (il colore del cielo)  ed il volo (“che volano…che volano…”): perché l’Italia ha bisogno ancora di volare e di evolversi.

A contribuire alla creazione di un linguaggio semplice, immediato, televisivo non poteva che essere Maurizio Costanzo  – storico autore e conduttore TV – il quale,  sempre attraverso Mina,  in Se telefonando ci propone un amore fugace, senza complicazioni sentimentali perché la crescita sociale non vuole ostacoli. Ormai l’Italia nel 1966 è in pieno “boom economico”.

Arriviamo ad anni più impegnati, quando nel 1976 Guido Maria Ferilli scrive per la possente voce di Mario del Monaco Un amore così grande. Ora anche l’incarnazione della musica colta si avvicina al semplice mondo del pop. E’ il grande momento della commistione tra “ Lirica” e  “leggera”. Il linguaggio colto, sapiente entra nella lingua degli italiani. E’ il momento del vero cambiamento di stile. Non a caso dopo Mario del Monaco questa canzone è stata riproposta anche da Claudio Villa, il cosiddetto “tenore del popolo”.

Dobbiamo tenere a mente che la lingua ed il pensiero hanno la possibilità di elevarsi solo tramite uno sviluppo graduale ed è per questo che negli anni i testi colti si alternano con testi più comprensibili. Questo è il caso di Vacanze Romane dei Mattia Bazar (1983), ma la potente voce di Antonella Ruggero pone questo testo ancora una volta a cavallo tra musica lirica e musica leggera.

Caruso di Lucio Dalla (1986) è la dimostrazione che l’Italia è in grado di riconoscere un grande esecutore della musica colta del passato recente, parlandone con un linguaggio poetico ma quotidiano. La musica leggera infatti, soprattutto attraverso i cantautori,  ha assunto la dignità e l’importanza dei grandi classici. La canzone italiana negli anni ha saputo offrire gli strumenti per far comprendere questa evoluzione ed ora finalmente celebra se stessa.

Con te partirò (1995), Andrea Bocelli. Ancora una volta un tenore, un rappresentante della musica di alta qualità celebra la lingua degli Italiani sul grande palco popolare di Sanremo. Canta di “Paesi lontani”  e saranno proprio quei “Paesi lontani”  ad incoronarlo Ambasciatore della canzone italiana nel mondo.

Il viaggio è stato lungo, le parole delle canzoni popolari italiane hanno solcato un secolo. L’Italiano da dialetto regionale è diventato una lingua per tutti. Da semplice espressione del quotidiano si è trasformato in messaggio nazionale e universale, di una potenza straordinaria anche per chi il significato testuale non può comprenderlo. L’Italiano della musica non è solo Opera, ma ha continuato ad evolversi. Tramite la trasformazione della lingua è così progredito in parallelo il pensiero e lo spirito i quali, grazie all’immediatezza della musica dell’Italiano sono diventati  il linguaggio ed il sentimento  condiviso da tutto il mondo.

English version

InCANTO ITALIANO

 For The XV edition of  “ The Italian Language in the World” week, which   has as its theme L’Italiano della musica, la musica dell’Italiano” or “ Italian in Music, The Music of the Italians”
the Italian General Consulate, working together with the artistic management of the  cultural association ‘La Stellina’,  has created “inCANTO ITALIANO” to offer Saudi citizens, Italians and others abroad  a historical tour of some of the most significant Italian songs  of the 20th Century . Our aim is to show how the song has been influenced by and had its own influence on the fashion, customs , on the  thinking and on the spoken language of the Italians.
Our ideal journey begins in 1898 with the writing of  0 Sole Mio, performed by the great  Enrico Caruso. A magnificent song written in dialect, in so far as  regional dialects were still the most common linguistic form among  the population and songs were used as vehicles to convey to  the beauty of one’s own region.   The  country had been unified only for several decades and the concept  of a single Italian nation was still distant. To render it understandable to all Italians, in the wording of the text apostrophes were used to indicate the termination  of the missing syllables.
Only later, although once more in an  Italian dialect, would Totò write about a more universal sentiment: love - but it was a tormented, fearful  love  which turned away from involvement to avoid suffering.  It was thus  fitting for Malafemmena  to embody the Italy of 1951, a post-war country still divided by ideology  and one in which popular culture continued to be dominated by dialects  and regional pride.

 It was television and above all the  Sanremo Festival con Domenico Modugno which had the same effect on the common language as Manzoni had on our literature. Nel blu dipinto di blu (1958) re-united Italians in a language which everyone understood, from north to south using simple but powerful metaphors and concepts like the colour of the sky and flight… and who has never dreamt of being  able to fly? It is only in this period that Italy entered a new phase in which the old divisions were healed through a shared language and immagination, with innocent yet unifying symbology . In that image of  Modugno singing his “Vooolare” there lies the embrace of a people discovering their closeness.

In 1960 with il cielo in una stanza by Gino Paoli it is once again love which unites but this time as opposed to Malafemmena,  love triumphs,  an era of optimism begins, where more erudite words are chosen and expressed in forms of pure poetry which projected our language in a more cultured and intimate direction , where the palette of our language deepens the blue sky with tones of violet .

In achieving its transformation the Italian language has never forgotten its origins.  In 1962  Rugantino was put on stage: This was a musical comedy which could almost be defined as a historical novel set in the Papal Rome of the 19th century,  from which the song in dialect  Roma nun fa la stupida stasera    was taken.
It would be the task of Mina in 1963 to give a lighter touch to the language and poetry of the song to make clearer to the country the transformation in customs that Gino Paoli was making through his erudite lyrics . With le Mille bolle blu  our thoughts are taken in a more frivolous and cheerful  direction, returning to the colour blue (the colour of the sky)  and to flying (“che volano…che volano…”) as the linguistic content because Italy still needed to fly higher and to evolve.

As a contributer to the creation of a simple and immediate television language we cannot ignore Maurizio Costanzo – renowned author and TV presenter  – who, again through  Mina,  in Se telefonando offers us  a ‘fling’ recounted without sentimental complications - because this rising in society must know no obstacles. By 1966 Italy was  at the height of an economic boom.

We then arrive in times of greater commitment  , when in 1976 Guido Maria Ferilli wrote  Un amore così grande for the powerful voice of Mario del Monaco. Even the incarnation  of cultured music became closer to the simpler world of pop. It was the great moment  where “ Operatic” and  “popular music” mixed. This brought the wise and cultured refrain into the language of the Italians.  It is the time of a true change in style. It is no coincidence that after Mario del Monaco this song was also performed by  Claudio Villa, the so-called “People’s Tenor”.

We have to remember that language and thought can only reach new heights through a gradual process and it is for this reason that over the years more erudite lyrics have alternated with much simpler  ones. This is the case in Vacanze Romane by Mattia Bazar (1983): here the commanding voice of  Antonella Ruggero places  this work once again between  operatic music and  pop.

Caruso by Lucio Dalla (1986) is the proof that ltaly is able to recognise a great composer of profound music of the recent past, singing in poetic yet everyday language . Italian popular music has, especially  thorough its singer-songwriters, taken on the dignity and importance of the great classics. The Italian song has been able, over the years to render this evolution clear for all to see and now can finally celebrate itself.

Con te partirò (1995), the voice of  Andrea Bocelli. Once again a tenor and a figure from the music of the highest quality  would celebrate the language of the Italians from the stage of the great popular music festival of  Sanremo. He sang of  “distant countries”  and it would be precisely  those “distant countries”  to crown him Ambassador of the Italian song in the world.

The journey has been a long one, the Italian popular song has well passed its 100th birthday and  Italian has gone from its regional dialects to being the language of all its citizens. From  simple expressions of the everyday, its songs have become the medium of a national and universal message, full of an extraordinary power even for those who do not understand the words themselves . Italian in music  Is not just opera, but  is   in continuous evolution. Through the transformation of the language  advancing in harmony with its thought and spirit and  thanks to the immediacy of  The music of the Italians  this has become the language and feeling shared by the whole world .