4.4.11

CUBO NERO - Alvarez, Russo, Atoche

LA FORZA CREATRICE ESPLODE DA UN “CUBO NERO”: PROTEGGERE MADRI E FIGLI, L'OBIETTIVO DI ALVAREZ, RUSSO E ATOCHE

La mostra collettiva degli artisti Alvarez, Russo e Atoche si inaugura il 14 aprile e costituisce la quinta tappa del ciclo di mostre “Il Prossimo Mio” presso la Galleria Whitecubealpigneto – Opening, ore 19.00

Roma, 14 aprile 2011 – A conclusione del 2010, proclamato Anno Europeo della Lotta alla Povertà e all’Esclusione Sociale, è partito il progetto “Il Prossimo Mio”, un ciclo di sei mostre realizzato con il contributo della Provincia di Roma, in cui 8 artisti sono stati invitati ad esprimersi con la propria arte sugli 8 Obiettivi di Sviluppo del Millennio, per gridare l'urgenza di una comune presa di coscienza e di responsabilità verso il prossimo che è mio e l'altro che mi è prossimo.

Artefice del progetto, la Galleria Whitecubealpigneto che, traendo ispirazione da Malevich, mette a disposizione il proprio spazio: un quadrato bianco e uno sfondo bianco che si lasciano modellare di volta in volta dall'opera dell'artista.

Quinta mostra del ciclo è CUBO NERO, progetto artistico collettivo con cui gli artisti Alberto Alvarez, Antonio Russo e Carlos Atoche invitano a riflettere congiuntamente su 3 Obiettivi di Sviluppo del Millennio: migliorare la salute materna, ridurre la mortalità infantile e assicurare a tutti i bambini l'istruzione primaria.
Il testo critico è di Sguardo Contemporaneo. Media partner dell'inziativa sono Radio Popolare Roma, MarteLive e Iscos Cisl.

La loro opera a sei mani rappresenta un grande cubo sospeso sulle cui facce sono rappresentate diverse opere, che evocano il compito etico dell’artista e la responsabilità del suo atto creativo nei confronti dell’umanità, come creativo è l'atto di mettere al mondo un figlio, proteggerlo ed offrirgli un futuro pieno di possibilità.
Oggi la sfera del mondo è diventata quadrata, ottusa, chiusa, discriminante, assurda. Ma riconoscere l’assurdo rivela che c’è ancora qualcuno capace di guardare oltre, con uno sguardo ampio, aperto, libero e responsabile.
Questo cubo rappresenta la volontà dei tre artisti di tornare all’origine di un mondo sferico e infinito: la Galleria da “white cube” diventa black cube, per scatenare della sua oscurità una nuova luce.

«Questi giovani artisti, diplomati all'Accademia delle Belle Arti di Roma, hanno una carica espressiva dirompente, che trae origine e ispirazione anche dalla diversa provenienza dei tre - afferma Rossella Alessandrucci, direttrice artistica della Galleria Whitecubealpigneto e ideatrice del ciclo di mostre “Il Prossimo Mio” - Alvarez è messicano, Russo è italiano, mentre Atoche è peruviano. Ognuno ha una propria storia, è figlio di una diversa cultura e di modalità espressive tipiche del proprio popolo e del proprio Paese. Ciò che li accomuna sono: l'indignazione verso la dilagante inconsapevolezza e la mancata assunzione di responsabilità da parte delle Istituzioni, come dei singoli; la fiducia che basti anche un solo uomo per cambiare la formula dell’inconsapevolezza. Questi ragazzi portano sulla loro pelle i segni della “distruzione” (ambientale, economica, sociale e culturale) ciecamente perpetrata nei loro Paesi e, come artisti (oltrechè come uomini), individuano il proprio compito etico nell'assumersi la responsabilità dei propri atti, a partire dall'atto creativo e fino alla consapevolezza di ciò che capita dentro di sè».




(articolo del 04/04/2011)