Generazioni a confronto
Roma, messi vis à vis un maestro e un allievo, Paul Russotto e Gianfranco Grosso alla Stellina

Russotto presenta su tela un oggetto di uso comune che non ha niente di pop, ma che racchiude il seme dell’espressionismo. È una natura morta di un Caravaggio dei nostri tempi, come i colleghi americani solevano chiamare il pittore, che porta il segno della modernità nell’ombra allungata e deformata dalla percezione dell’artista, ignaro e indifferente dell’oggettività del visibile. L’opera risulta così animata da uno spirito di osservazione profondo, una curiosità endemica che ha mosso la mano del pittore nell’indagare l’indecifrabile verità delle cose attraverso la propria emotività. Il parallelismo con L’Homme di Man Ray (1918, Gelatin silver print, 48.3 x 36.8 cm) , come intuirà Grosso dopo aver scelto l’opera fra quelle della ricca produzione di Russotto, è un’ ulteriore conferma della riflessione intrapresa dall’artista calabrese. Nel momento preciso della composizione, l’artista è un medium che opera a livello inconscio, filtrando e inglobando tutto ciò che accade attorno a lui in un’opera che contiene in sé le condizioni della sua stessa nascita. Un atto di azzeramento del tutto, una purificazione dunque, necessari alla creazione, onde evitare la contaminazione con gli intellettualismi che furono oggetto di critica proprio nell’ambito dell’espressionismo.
La ricerca di Paul Russotto, osservando il suo percorso artistico, non si discosta da quella dell’allievo/antagonista: è infatti una ricerca continua, sempre mossa da un intento personale, che ha portato l’artista a mutare liberamente stili e forme di espressione, da un’arte più figurativa sino alle tele astratte, passando per i grandi collages realizzati negli anni ’80 con i disegni precedenti, mediante l’operazione di un taglio fisiologico che non distrugge ma ricrea la produzione del passato. La serata si è conclusa con un party privato nel quale sono state presentate le opere Zenit di Gianfranco Grosso (2012, mixed media, 150x18x18 cm) e Study of myself wearing a Pablo Picasso mask di Paul Russotto (2000, gouache, collage, assembled drawing, 61x98cm), ora presenti in galleria. Le opere, disposte agli estremi di un’immaginaria diagonale che divide lo spazio espositivo, costringono il fruitore a posizionarsi nel fulcro dell’incontro/scontro fra i due artisti, sons of the South, accomunati dall’origine nel Sud dell’Italia e ritrovatisi in un’ideale simposio con gli artisti che segnarono periodi storico-artistici fondamentali nel ‘900: il confronto stabilisce di fatto un legame fra più generazioni tramite due opere che omaggiano l’una Man Ray e Duchamp, l’altra Pablo Picasso.







