20.10.14

Sewing Politics: The U.S.–Mexico Border Susan Harbage Page

Sewing Politics: The U.S.–Mexico Border
Susan Harbage Page  




Nella sua performance "Sewing Politics: The U.S.–Mexico Border”, Susan Harbage Page umanizza e anima le costruzioni immaginarie dei confini di Stato. Harbage Page concretizza gli spazi in continua evoluzione delle frontiere internazionali attraverso le azioni basate sul lavoro di cucito, la cancellazione, la rottura, e l’incollaggio; la creazione di una narrazione e memorizzazione che sfida storie dominanti.

"Per otto anni ho documentato e raccolto gli oggetti provenienti della frontiere fra gli Stati Uniti e il Messico, creando un "Anti-archivio" che sfida chi è degno di documentazione, attenzione e memoria. Il mio lavoro sulla frontiera—un punto di infiammabilità nel confine geopolitico—in cui viene contestato il concetto di corpi (razza), status (rifugiato leggi pure "illegale"), e le storie che sono legati insieme, è una testimonianza che serve al suo scopo solo coinvolge altri testimoni. La prossima pubblicazione del libro d'artista "Anti-Archive: Un Libro di oggetti dai confini degli Stati UnitiMessico" catalogherà questo anti-archivio, creando un oggetto tangibile che possa essere una sorgente primaria per studiosi e cittadini al fine di essere coinvolti e interpretare. Il libro funzionerà come una sorta di reliquiario, con fotografie accompagnate da ritagli di stoffa."

Bio:
Susan Harbage Page è un’artista visuale con un background in fotografia e performance che esplora le intersezioni di razza, classe, genere, immigrazione, lavoro e nazione. Il suo lavoro è stato esposto a livello internazionale in Bulgaria, Francia, Cina, Italia, Israele e Stati Uniti e fa parte delle collezioni di importanti musei, tra cui: Baltimore Museum of Art, Baltimore; The High Museum of Art, Atlanta; The Museum of Fine Arts, Houston e the Israel Museum. Susan Harbage Page ha conseguito numerose borse di studio da parte del North Carolina Arts Council, della Carmargo Foundation, e the Fulbright Program. E’, inoltre, Assistant Professor presso il Dipartimento di Women’s and Gender Studies at the University of North Carolina at Chapel Hill


http://susanharbagepage.blogspot.com/

11.9.14

Susan Harbage Page Objects from the Borderlands: Anti-Archive from the U.S.-Mexico Border Project 2007-2014 (a cura di Manuela De Leonardis)


Con il Patrocinio della  University of North Carolina at Chapel Hill 

Susan Harbage Page
Objects from the Borderlands: Anti-Archive
from the U.S.-Mexico Border Project 2007-2014

 (a cura di Manuela De Leonardis)

Presentazione del progetto e incontro con l’Artista

venerdì 24 ottobre 2014 ore 18,30


Nel 2007 l’artista statunitense Susan Harbage Page ha iniziato a creare il suo “anti-archivio” Objects from the Borderlands: Anti-Archive from the U.S. Mexico Border Project. Una collezione di oggetti rinvenuti lungo la frontiera tra gli Stati Uniti e il Messico che testimoniano un’emigrazione silenziosa, che nessuno vuole vedere.
“Ho iniziato il lavoro sulla frontiera dopo aver ascoltato una trasmissione alla NPR (National Public Radio).” - afferma Susan Harbage Page - “Si parlava di come oltre il 20% degli immigrati che muoiono, mentre attraversano clandestinamente la frontiera statunitense, sono donne e bambini. Così sono voluta andare a vedere con i miei occhi. Anche perché nello stato in cui vivo, il North Carolina, l’economia è basata soprattutto sull’agricoltura, che ha bisogno del lavoro dei latino-americani, la maggior parte dei quali viene dal Messico e dall’America Latina. Così ho cominciato ad andare in Texas, lungo la frontiera - a volte vado in bicicletta, altre a piedi o in canoa - a fotografare quegli oggetti che parlano di una vita clandestina e, soprattutto, dei rischi a cui quelle persone sono esposte quando vengono negli Stati Uniti. Ma non volevo fotografare la gente nella tradizione della fotografia documentaria. Per me mostrare quegli oggetti come reliquie ha più potere, perché raccontano storie di cui non si sa l’inizio, né la fine. Questo lavoro per me è un dovere.”
In otto anni ha fotografato oltre settecento pezzi molto diversi tra loro: spazzolini da denti, un calzino, un portafogli, siringhe, una scarpa, un reggiseno… “Una volta ho trovato una camicia da uomo. Quando l’ho trovata era piegata, così come l’ho conservata. Penso sempre a chi c’è dietro a quella camicia, che l’ha lavata, stirata e piegata. Una madre, una moglie o lui stesso. Questi dettagli sono importanti per me.”

Objects from the Borderlands: Anti-Archive from the U.S.-Mexico Border Project è un work in progress che traduce un reportage politico-sociale in un intervento estetico, archeologico e archivistico. Questo lavoro è stato supportato da un Grant della University of North Carolina at Chapel Hill’s Center for the Study of the American South (2007, 2013) come pure dal North Carolina Arts Council, Raleigh, North Carolina (2010). E’ in programma la pubblicazione di un libro in edizione limitata, supportata da un premio del Department of Women's and Gender Studies at UNC Chapel Hill (2015).
 

Susan Harbage Page (Greenville, Ohio 1959, vive a Chapel Hill, North Carolina) è Assistant Professor presso il Department of Women’s and Gender Studies e docente in Global Studies alla University of North Carolina a Chapel Hill. La sua formazione comprende il Master of Fine Arts con specializzazione in fotografia al San Francisco Art Institute (2004); un Bachelor e Master of Music con una specializzazione in Sassofono presso la Michigan State University (1981) e l’attestato di conoscenza della lingua italiana presso l'Università per Stranieri di Perugia (1984).
Il lavoro sul campo costituisce una parte importante della sua pratica artistica. Si è aggiudicata quattro residenze internazionali per la ricerca sul campo per l’esplorazione delle comunità femminili: il Fulbright Travel Grant (1992) per studiare oggetti sacri e la comunità delle monache di clausura presso il Monastero di S. Maria Maddalena a Spello; il North Carolina to Israel Fellowship (1996) assegnato dal North Carolina Arts Council per vivere con un gruppo di donne beduine che gestivano una cooperativa di tessitura; Camargo Foundation Fellowship (2002) a Cassis (Francia) dove ha fotografato i resti della religione e Artist Residency presso il McColl Center for Visual Art, Charlotte, North Carolina (2004) dove ha sviluppato Palimpsest, un’esplorazione visiva di storie di donne scritte sui loro corpi.
E’ inoltre vincitrice per tre volte del North Carolina Arts Council Fellowship (2000, 2004 e 2010) per il progetto U.S./Mexico Border Project: fotografie e archivi di oggetti trovati sulle rive del Rio Grande.
Nel 2013 ha partecipato con il lavoro Nipple Plates (2003) alla realizzazione del libro CAKE. La cultura del dessert tra tradizione Araba e Occidente / The dessert culture between Arabic and Western traditions (Postcart Edizioni), un progetto non-profit a sostegno di Bait al Karama Women Centre, prima Scuola di Cucina Palestinese.
Tra le mostre recenti: 2014 - Merletti, Hagedorn Foundation Gallery, Atlanta, Georgia (personale); La grande illusione / The great illusion, Gallery of Art, Temple University, Roma; 2013 - Susan Harbage Page. Lo strappo della storia, conversazione con merletti, Casa della Memoria e della Storia, Roma (personale); Light Sensitive: Photographic Works from North Carolina Collections, Nasher Museum of Art at Duke University, Durham, North Carolina; 2012 - Cum Grano Salis, Kyo Art Gallery, Viterbo, Italia (personale); Zone of Contention, Weatherspoon Museum of Art, Greensboro, North Carolina; Humanizing the Border Performance and Art Interventions, Progresso, Texas / Nuevo Progresso, Messico.

Info:
Susan Harbage Page. Objects from the Borderlands. Anti-Archive from the U.S. Mexico Border Project 2007-2014
Presentazione del progetto e incontro con l’Artista
a cura di Manuela De Leonardis
venerdì 24 ottobre 2014 ore 18,30

LaStellinaArteContemporanea
Via Braccio da Montone 93 00176 Roma (zona Pigneto)
Tel. 3342906204
               

1.9.14




Susan Harbage Page
Objects from the Borderlands: Anti-Archive
from the U.S.–Mexico Border Project 2007–2014

 (Curated by Manuela De Leonardis)

Presentation of the project and reception with the Artist

Friday, October 24, 6:30pm, 2014

In 2007, the American artist Susan Harbage Page began to create her “Anti-Archive,” Objects from the Borderlands:Anti-Archive from the U.S.–Mexico Border Project. A collection of objects found along the border between the United State and Mexico that witness a silent immigration, that no one wants to see.

“I began this work on the border after I heard a radio broadcast on NPR (National Public Radio),” Susan Harbage Page commented, “They quoted a statistic that stuck wih me, 20% more women and children than men when crossing the U.S.-Mexico border. I wanted to go to see this with my own eyes. Also because, in the state in which I live, North Carolina, the economy is based on agriculture, which is supported by the labor of Latin-Americans. Most of them come from Mexico. I began to travel yearly to the border in Texas where I walk, ride bikes and canoe) to photograph the objects that tell the story of a clandestine life and most importantly, the risks to which they are exposed when they come into the United States, but I didn’t want to photograph people in the documentary tradition. For me, to show these objects as reliquaries is more powerful, becuase they each have a narrative attached without a beginning or an end. This work for me is a moral obbligation.”

In seven years “I have photographed over 500 different objects, toothbrush, argyle sock, wallet, shoes, a bra. One time I found a man’s shirt and it was folded, I saved in the archive as it was orginally folded. I always think about who this shirt belonged to, who washed it, who ironed it, who folded it. His mother, his wife, or perhaps he folded it for himself. These details are very important for me.”

Objects from the Borderlands: Anti-Archive from the U.S. Mexico Border Project, is a work in progress that transforms socio-political issues in an intervention both esthetic, archeaological and archival: in 2014 this project was awarded the Carolina Women’s Center Faculty Award to publish an limited edition artist’s book.

Susan Harbage Page (Greenville, Ohio, 1959, lives in Chapel Hill, North Carolina) is an Assistant Professor at the Department of Women's and Gender Studies and Professor in Global Studies at the University of North Carolina at Chapel Hill. His education includes a Master of Fine Arts with a major in photography at the San Francisco Art Institute (2004); a Bachelor and Master of Music with a major in Saxophone at the Michigan State University (1981) and the certificate of proficiency in Italian at the University for Foreigners of Perugia (1984). Fieldwork is an important part of his artistic practice. Has been awarded four international residencies for the field research for the exploration of women's communities: the Fulbright Travel Grant (1992) to study the sacred objects and the community of cloistered nuns at the Monastery of St. Mary Magdalene in Spello; North Carolina to Israel Fellowship (1996) awarded by the North Carolina Arts Council to live with a group of Bedouin women who ran a weaving cooperative; Camargo Foundation Fellowship (2002) in Cassis (France) where he photographed the remains of religion and Artist Residency at the McColl Center for Visual Art, Charlotte, North Carolina (2004) where he developed Palimpsest, a visual exploration of women's stories written on their bodies.
It 'also three times winner of the North Carolina Arts Council Fellowship (2000, 2004 and 2010) for the project US / Mexico Border Project: archives and photographs of objects found on the banks of the Rio Grande.
In 2013 he participated in the work Nipple Plates (2003) on the book CAKE. The culture of dessert between traditional Arab and West / The dessert cultures between Arabic and Western traditions (Postcart Editions), a non-profit project in support of Bait al Karama Women Centre, before Cooking School PA.
Among the recent exhibitions: 2014 - Lace, Hagedorn Foundation Gallery, Atlanta, Georgia (staff); The Great Illusion / The great illusion, Gallery of Art, Temple University, Rome; 2013 - Susan Harbage Page. The tearing of the story, conversation with lace, House of Memory and History, Rome (staff); Light Sensitive: Photographic Works from North Carolina Collections, Nasher Museum of Art at Duke University, Durham, North Carolina; 2012 - Cum Grano Salis, Kyo Art Gallery, Viterbo, Italy (personal); Zone of Contention, Weatherspoon Museum of Art, Greensboro, North Carolina; Humanizing the Border.


Info:
Susan Harbage Page. Objects from the BorderlandsAnti-Archive from the U.S. Mexico Border Project 2007-2014
Presentation of the project and reception with the Artist
Curated by Manuela De Leonardis
Friday, October 24, 6:30pm, 2014
Via Braccio da Montone 93 00176 Roma
Tel. 3342906204


Con il Patrocinio di:
The University of North Carolina at Chapel Hill; North Carolina Council



                                  

12.5.14

LaStellina ArteContemporanea ricorda Paul Russotto

A distanza di un anno dall'inaugurazione di G G Son of the South - Gianfranco Grosso Vs Paul Russotto, 
e a pochi mesi dalla scomparsa dell'artista americano.






Ciao Paul, siamo fieri di averti avuto tra i nostri artisti.

8.4.14

RASSEGNA STAMPA - CAPOLINEA 19-

Il Muro Mag




ALLA SCOPERTA DI ROMA COL TRAM 19
di Giulia Guarino - 28 aprile 2014


Qual è il modo migliore per visitare tutti gli aspetti di una città se non quello di prendere il tram storico per eccellenza?
Se si è in viaggio a Lisbona è d’obbligo fare un giro sul 28, come è vivamente consigliato salire sullo storico Tram Blu di Barcellona.
Se parliamo di Roma la quantità di tram che attraversano le strade della Capitale è innumerevole ma il più “anziano” è sicuramente il 19.
Il 19 nasce nel 1975 e copre il tragitto più lungo e completo della capitale percorrendo circa 14 chilometri. Attraversa quartieri tra loro completamente diversi, da Parioli-Prati arriva fino a Centocelle.
Il 19 marzo 2014(l’affinità dei numeri potrebbe non essere casuale) è stata inaugurata una mostra dedicata proprio al tram in questione. La mostra prende il nome di Capolinea 19, è ospitata dallaGalleria La Stellina ArteContemporanea al Pigneto ed è a cura di Stella Bottai. L’idea messa in scena è davvero interessante. Si sono fatte incontrare due personalità distinte tra loro che però avevano, senza saperlo, un filo rosso che le univa.
Parliamo di Sergio Ceccotti, grande pittore e incisore che vanta due partecipazioni alla Quadriennale di Roma e al padiglione italiano della Biennale di Venezia e che ha esposto in città come Roma, Parigi Firenze, Bruxelles, Buenos Aires ,Uppsala e Tokyo, e di Edoardo Albinati autore di diversi libri di narrativa e poesia tra i quali Il polacco lavatore di vetri da cui è stato tratto il film di Peter Del Monte La ballata dei lavavetri.
Da una parte i dipinti enigmatici e intriganti di Ceccotti, dall’altra le descrizioni minuziose e gli scorci quotidiani di una Capitale a tratti caotica e a tratti placida. Come cornice perfetta la sapiente organizzazione da parte della curatrice Stella Bottai che ha saputo accostare ai dipinti del Ceccotti testi tratti dal libro 19 di Albinati. E così in una piccola Galleria d’Arte Contemporanea assistiamo a ciò che viene definita “commistione nelle arti”, in un solo istante i dipinti in mostra hanno così tanti livelli di lettura da sembrare testi letterari, e le parole di Albinati invece sono così nitide e descrittive da permettere le formazioni di vere e proprie immagini. per continuare a leggere clicca qui


ART A PART OF CULT/URE

PROPONIAMO

Quando arrivare al capolinea (del tram 19) non è un brutto segno. Albinati vs Ceccotti

Quando i segni della crisi ci si infiltrano sotto la porta di casa tutti i giorni costringendoci a nascondere sotto il letto, si dice che ormai siam giunti al capolinea! Se qualcuno invece si decide a spezzare l’isolamento andando al lavoro o, in mancanza di esso, vagabondando per la città, magari a Roma prende il tram 19 e, nel secondo caso, da capolinea a capolinea. Chi invece si sente più raffinato, a torto o a ragione, e preferisce rincorrere l’ineffabile nelle sue forme più quotidiane, vorrà magari recarsi alla mostra Capolinea 19 presso la galleria d’arte contemporanea La Stellina a Roma, area Pigneto, dove i rimasugli di una ordinaria esperienza della metropoli si declinano sia in forma visiva sia in forma di scrittura. Dell’aspetto artistico è responsabileSergio Ceccotti con i suoi quadri, realizzati in un arco temporale che va dagli anni ‘80 ad oggi, mentre la letteratura è presente grazie a pagine estratte dal romanzo 19 di Edoardo Albinati ed appese accanto ai quadri come a completare il corpus indiziario di un’indagine peculiarmente frammentata e screziata a volte di sottile inquietudine che può ricordare, ma da lontano, per caleidoscopica inconcludenza e intreccio tra spaccato borghese e popolare, quella del commissario Ingravallo ne Quel pasticciaccio brutto di Via Merulana di Gadda.


Eco dalle Città


Capolinea 19, a Roma una mostra dedicata alla linea più lunga della capitale



Con le tele di Sergio Ceccotti verranno celebrati a Roma la comodità ed il romanticismo dei nostri tram. Fino al 28 aprile sarà possibile ammirarle alla galleria “La Stellina”

mercoledì 23 aprile 2014 08:50

Capolinea 19, a Roma una mostra dedicata alla linea più lunga della capitale 
clicca sull'immagine per ingrandire
I tram sono il mezzo che più di tutti assomiglia allametropolitana per rapidità, lunghezza del percorso ed emissioni. Alcuni, anche per la frequenza del passaggio, sono proprio definiti delle “metropolitane leggere di superficie” .





INSIDEART 

Sergio Ceccotti, Tram 19


Numerosi gli artisti che dalla nascita delle città si sono cimentati con il paesaggio urbano: la mostra Capolinea 19 in corso alla Stellina arte contemporanea unisce un nostrano maestro della pittura, Sergio Ceccotti, a un nostrano maestro della scrittura, Edoardo Albinati. Entrando in galleria si possono seguire, dal lato sinistro al lato destro dello spazio, grazie al collegamento visivo di una linea tracciata sulle pareti, varie tappe del tram 19 che attraversa vari quartieri della città di Roma. La particolarità è che accanto ai dipinti di Ceccotti, ispirati ad alcune fermate che compie il tram, è presente una pagina del libro 19 di Albinati ispirato allo stesso tram, pagina che parla della stessa fermata del dipinto, con evidenziate le parole più appropriate. La gallerista, Rossella Alessandrucci, e la curatrice,Stella Bottai, hanno dato vita a questa formula espositiva curando tutto nei particolari. A parte le fermate, che sono segnate da un cerchio disegnato sul muro con il nome relativo, le luci che illuminano i quadri sembrano quelle di una stazione ferroviaria, ed è stata posta sotto le opere una panchina realizzata con legno e bidoni. Proiettato per terra il video del percorso che ancora oggi fa il 19, con l’audio dei rumori di strada e, all’inizio, la voce di Albinati che narra l’incipit del libro. Il testo dello scrittore calza perfettamente lo spirito dell’esposizione perché nasce dalla sua diretta esperienza su quel mezzo di locomozione, che attraversa quartieri diversissimi fra loro, ad esempio i Parioli e il Pigneto, dove gente molto differente diventa compagna di viaggio e dove le architetture cambiano in maniera consistente. Ceccotti nelle sue opere viene attratto dai tram per la sua capacità di immaginare le persone che vi sono sopra, oltre al fascino per la città. Inoltre la mostra è un omaggio al Pigneto, dove passa il 19, il 28 aprile si chiuderà l’esposizione con il décrochage accompagnato dalla performance musicale Tram sax di Eugenio Colombo, sassofonista e compositore italiano. Da molti anni Ceccotti indaga i mezzi di trasporto in relazione al paesaggio urbano e alla gente che vi gravita intorno, da qui nasce un collegamento con Albinati avvenuto molto tempo prima di Capolinea 19, conversazione con Sergio Ceccotti: per continuare a leggere clicca qui


ARTRIBUNE DEL 14.04.14


Testi e immagini: Edoardo Albinati e Sergio Ceccotti per il tram 19

LaStellina ArteContemporanea, Roma - fino al 18 aprile 2014. Lo storico tram 19 non collega soltanto i capolinea che dal centro arrivano in periferia e viceversa, ma unisce anche pittura e scrittura. La giovane galleria del Pigneto presenta allora “Capolinea 19”, personale di Sergio Ceccotti arricchita da testi di Edoardo Albinati. Scritto da Giuseppe Arnesano | lunedì, 14 aprile 2014 per continuare a leggere clicca qui


Exibart del 8.4.14
di Manuela De Leonardis

Capolinea 19. Personale di Sergio Ceccotti e testi di Edoardo Albinati
La Stellina Arte Contemporanea, Roma

Attraversare la città e guardarla dal finestrino. Una mostra fa dialogare uno scrittore ed un pittore. Un racconto di una metropoli e delle sue differenze

pubblicato martedì 8 aprile 2014
"...al capolinea in piazza dei Gerani ci arrivo da solo e il conducente smonta spegnendo le luci, chissà se ne ripartirà un altro, di 19, mi chiedo, nella piazza non ci sono gerani né un’anima viva e senza occhiali da vista tutto è confuso e tenebroso...”, scrive Edoardo Albinati. 
Un’ora e quaranta minuti è il tempo impiegato dal 19 - storico tram romano - per attraversare la città e le sue realtà. Un viaggio che è anche un attraversamento di classi sociali, tempi storici, memorie personali.

Per continuare a leggere l'articolo di Manuela De Leonardis su exibart cliccate qui 



QUATTRORUOTE 
di Manuela Boggia

Le strade della metropoli viste dal tram



























1 / 3
Alcuni dei quadri di Sergio Ceccotti

Da Prati a Centocelle, passando per i Parioli, San Lorenzo e Prenestino. È un viaggio da una parte all’altra di Roma il tragitto dello storico tram 19, la linea su ferro più lunga della capitale. Oltre 14 km di rotaie che attraversano la città dal centro alla periferia. i
Per continuare a leggere l'articolo di Manuela Boggia su quattroruote cliccate qui 




PAGINA 99 WE  Sabato 22 marzo
@diconodioggi






IL TEMPO DI Gabriele Simongini


LE COOL di Marianna Pedone

Capolinea 19


















Dove?
LaStellina ArteContemporanea
Via Braccio da Montone, 93 - 00176 Roma
Guarda la mappa
Quando?
inaugurazione ore 18.30 . Fino al 18 aprile
Quanto?
gratis
E’ bello prendere il tram se hai tutta la giornata libera e nessuna fretta, solo in quei casi puoi godertelo a pieno e guardare realmente dal finestrino, notare le strade, la gente seduta accanto a te. Il 19 parte dal vaticano e arriva a Centocelle, si fa le vie con i nomi dei fiori, poi quelle dei popoli antichi, delle regine, dei parioli, delle milizie e degli imperatori, il suo è un viaggio storico dentro la città. Con questa personale Sergio Ceccotti ci invita a fare un giro con lui sul tram, per seguire trame misteriose che ricordano i film noir ma anche paesaggi familiari e quotidiani, compagno di questo viaggio sarà Edoardo Albinati, autori di diversi testi narrativi tra cui una serie di racconti dedicati al caro vecchio 19. Io non prendo spesso il tram perché mi hanno detto che i primi del mese si incontrano dei loschi figuri che urlano:
biijjettooooo pregooooo! bijiettoooooooooo










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 ROMA CAPITALE newsletter


Universo tram: il 19 si fa pittura e racconto, al Pigneto. Mostra prorogata al 28 aprile

Capolinea 19
Roma, 17 marzo – I tram di Berlino e di Vienna, i tram di Praga e di Lisbona, i tram di Roma. Il tram, veicolo urbano collettivo per eccellenza, mezzo pubblico storicamente radicato – il più vecchio, l’erede diretto del tram a cavalli – è un’icona della città moderna, nei cui confronti costituisce un osservatorio privilegiato: vocato alle tratte lunghe, collega più quartieri, più strati sociali, più identità, più ambienti. Sali sul tram e scopri che la tua città è fatta di più città: vedi salire e scendere professionisti e colletti bianchi, poi operai ed extracomunitari, poi pensionati e ad ogni fermata studenti.

Prendi a Roma il 19: uno stagionato serpente verde di lamiera, un ponte tra Prati-Parioli e Centocelle, la linea su ferro più lunga della Capitale con oltre 14 chilometri. Il 19 nasce nel 1975 ma, appunto per la lunghezza del tragitto, totalizzante e interclassista, più del 3 raccoglie l’eredità della Circolare Rossa, il tram cittadino su cui Ungaretti conversava con gli allievi e da cui dimenticava di scendere (forse proprio per farsi un altro giro). Prendi il 19 e attraversi tre Rome, forse quattro. Il 19 non è l’alto-borghese 2 né il proletario 14. Il 19 è tutto: ci trovi l’I-pad e gli afrori della periferia sudest di Berlino e di Vienna, i tram di Praga e di Lisbona, i tram di Roma. Il tram, veicolo urbano collettivo per eccellenza, mezzo pubblico storicamente radicato – il più vecchio, l’erede diretto del tram a cavalli – è un’icona della città moderna, nei cui confronti costituisce un osservatorio privilegiato: vocato alle tratte lunghe, collegaù quartieri, più strati sociali, più identità, più ambienti. Sali sul tram e scopri che la tua città è fatta di più città: vedi salire e scendere professionisti e colletti bianchi, poi operai ed extracomunitari, poi pensionati e ad ogni fermata studenti.


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VANITY FAIR di Gabriella Greison















5 motivi per vivere come i romani…

Gabriella Greison
di GABRIELLA GREISON
Niente, non c’è modo migliore di vivere. Quello dei romani è unico, fatto di opposti, di slanci e ripensamenti, di profondità e storia. Così si vive. Ecco 5 motivi per farlo.






















Dunque, l’unico altro mezzo che decido di prendere, per continuare a raccontare le cose belle di Roma, è il tram 19. Scendo dallo scooter, e salgo al capolinea del Vaticano. Il tram 19 attraversa tutta la città, e ti porta fino a Centocelle. E’ il più bello. E’ come fare un viaggio nella storia, nei sentimenti, nell’universo tutto. Passi per le vie con i nomi di fiori, poi quelli dei popoli antichi, delle regine, degli imperatori.Guardi i quartieri più popolari da un punto di vista inedito, ed entri nei borghi più incantevoli da una postazione privilegiata.










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