15.11.10

DEVADĀSĪ - Giordana Napolitano

DEVADĀSĪ: PER PROMUOVERE L'EGUAGLIANZA DI GENERE

La mostra di Giordana Napolitano si inaugura il 1° dicembre e costituisce la seconda tappa del ciclo di mostre “Il Prossimo Mio”presso la Galleria Whitecubealpigneto –Opening, ore 18.30

Roma, 1° dicembre 2010 –A conclusione dell'Anno Europeo della Lotta alla Povertà e all’Esclusione Sociale parte il progetto “Il Prossimo Mio”, un ciclo di sei mostre realizzato con il contributo della Provincia di Roma, in cui 8 artisti sono stati invitati ad esprimersi con la propria arte sugli 8 Obiettivi di Sviluppo del Millennio, per gridare l'urgenza di una comune presa di coscienza e di responsabilità verso il prossimo che è mio e l'altro che mi è prossimo.

Artefice del progetto, la Galleria Whitecubealpigneto che, traendo ispirazione da Malevich, mette a disposizione il proprio spazio: un quadrato bianco e uno sfondo bianco che si lasciano modellare di volta in volta dall'opera dell'artista.

Seconda tappa di questo ciclo di mostre sarà DEVADĀSĪ, coraggioso progetto artistico di Giordana Napolitano che contribuisce alla riflessione sul 3° Obiettivo di Sviluppo del Millennio: promuovere l’uguaglianza di genere e l’empowerment delle donne.
Il testo critico e di Sguardo contemporaneo.

L'arte della Napolitano si distingue perche mette al centro la donna e il suo diritto a vivere pienamente tutte le sue dimensioni, inclusa quella sessuale. La donna di cui parla l'artista e una donna che acquisisce una nuova forte consapevolezza di se e ha il coraggio di affermarla, che non e più disposta ad essere oggetto, ma soggetto nella società e nell'intimità. Queste riflessioni trovano piena espressione nelle opere esposte, tele realizzate con la tecnica a olio e pastelli a olio, ispirate alle Devadāsī, le sacerdotesse-cortigiane che ballavano all'interno dei templi indù e che erano ritenute veicolo di spiritualità attraverso la danza e l’atto sessuale. Dopo l’indipendenza dal dominio inglese, della tradizione e rimasta la parte peggiore: non più donne provenienti da caste privilegiate, le devadāsī di oggi appartengono quasi tutte alla casta degli Intoccabili e sono donne che sin da bambine sono costrette dalle proprie famiglie a prostituirsi. Nonostante sia
stata dichiarata fuorilegge, questa pratica continua a esistere perche collegata a una sorta di precetto religioso, che maschera quello che e in realtà non e che puro commercio di corpi di bambine.

A dominare la scena, una tela che occupa per intero la parete centrale della galleria: un grande corpo seminudo, che sembra fuoriuscire dal dipinto e dallo stesso spazio espositivo, avvolge il campo visivo dello spettatore, impedendogli di distogliere lo sguardo. La posizione di attesa, gli occhi rivolti verso l’alto e le braccia abbandonate della donna denotano l’inconsapevolezza di chi non sa di avere una scelta.
L’immediatezza dell’immagine e la sua riconoscibilità sono tradite dall’ uso di colori innaturali, tipicamente pop, che portano l’osservatore su un piano irreale.
Sulle pareti laterali, immagini stereotipate di danzatrici indiane si alternano a scene erotiche piu esplicite. Nelle prime, ogni ballerina, ritratta secondo l’iconografia tradizionale, occupa il centro della tela in una posizione verticale e si pone davanti a una forma che richiama simbologie falliche, diventandone la proiezione: e la donna creata dall’uomo, atta a soddisfare i suoi bisogni sessuali.
Le scene erotiche offrono una lettura completamente opposta: il punto di vista cambia e la posizione diventa orizzontale. La donna diventapadronadel suo corpo e rivendica il suo erotismo. Questa consapevolezza viene rafforzata dalla scelta di rendere ‘presente’lo sguardo femminile, omettendo del tutto quello maschile.

≪Quelle di Giordana Napolitano sono opere che provocano l'osservatore e lo interrogano profondamente, reclamando l'urgenza di una risposta - dichiara Rossella Alessandrucci, direttrice artistica della Galleria Whitecubealpigneto e ideatrice del ciclo di mostre “Il ProssimoMio”- E una mostra in cui non c'e posto per l'indifferenza≫.





(articolo del 15/11/2010)