La pungente recensione sulla programmazione Myra/on trasformazioni. Omaggio a Gore Vidal di Ginetta Internetta


"Sesso, arte e un po’ di pop"
di Ginett@ Internett@

Lo scottante tema della sessualità è stato materia di indagine ed espressione per numerosi artisti. Anche in tempi meno sospetti, quando la committenza religiosa imponeva tematiche rigide, il pennello rivelava pruriginose e ambigue carnalità che il mondo ecclesiastico accettava erigendo come alibi una presunta esaltazione della bellezza in quanto creata dal Padre Eterno.
Negli ultimi anni le mostre a contenuto erotico hanno avuto maggiore rilevanza ma non sempre l’esibizione di un turgido membro, che nei bianconeri di Mapplertorpe ci appare scultoreo e statuario, oppure di un corpo nudo, come quello di Luigi Ontani prestato alle sue oniriche e trasognate rappresentazioni fotografiche, riescono a raggiungere iperboliche "erezioni" che giustifichino esaltanti critiche.
La galleria Whitecubealpigneto ha presentato il progetto "Myra/on Trasformazioni. Omaggio a Gore Vidal" in cui la sessualità può davvero essere considerata il punto "G" visto che trae spunto dal libro "Myra Breckinridge" che Gore Vidal ha dato alle stampe nel lontano 1968, momento in cui gli Stati Uniti avevano già digerito la Beat Generation e si stavano fumando anche gli ultimi residui dei vecchi tabù.
Alcuni artisti sono stati invitati dalla coraggiosa Rossella Alessandrucci a misurarsi con questo succulento testo in cui Myra, che dichiara di somigliare all’attrice Fay Wray (protagonista del primo King Kong) vista di tre quarti dal lato sinistro, ci coinvolge nel particolare momento della sua esuberante e colorata vita in cui si avvicendano una serie di inaspettate trasformazioni.
Oggi fa meno scandalo scoprire, quasi alla fine di un accattivante libro, che la protagonista è un transgender ma in quegli anni vi assicuro non era cosa usuale.
Certamente nella Factory di Andy Warhol gravitavano figure più multicolor delle serigrafie POP ma la divulgazione del fenomeno trasgressivo la ottiene più la parola scritta che l’eco di un’opera d’arte.
Questo goloso invito ha partorito entusiastiche idee, riportate nella ricca cartella stampa, che prefiguravano sincopati cardiaci e orgasmatici effetti.
Alessio Fralleone, il cui cognome contiene già promettenti sotterranei miscugli tra sacro e profano, ha usato la galleria come sua alcova per 3 giorni facendoci sorgere nella mente pruriginosi pensieri che, ahimè, hanno generato la perdita dell’eccitazione quando non erano tangibili le peccaminose tracce che aveva imbastito la nostra fantastica immaginazione. Tele con collage di composizioni misto astratte e disegni acquerellati di figure falliche dai corpi troncati suscitavano solo l’elevazione delle nostre arcuate sopracciglia.
Auspichiamo che almeno quelle sue 3 notti siano state vissute con tutte le sue membra integre e virtuosamente riposte nei posti giusti!!!!
"Non c’è Myra senza Vidal" è lo slogan che Francesco Impellizzeri ha utilizzato per farci un parallelo, nel suo tipico modo ludico e ironico, tra il momento storico in cui i cazzuti Stati Uniti pubblicavano il libro e il nostro finto borghese bel paese, dove di Vidal si conosceva solo un bagno di schiuma, il cui video pubblicitario della fine degli anni ’60, anche con la sua impetuosa musica, ha tormentato le nostre menti mostrando una famiglia felice sorpresa da un prestante cavallo bianco che correreva lungo le rive di un fiume. L’artista lo ha sapientemente manipolato inserendo la sua figura in pose statuarie e senza veli posta a catalizzare l’interesse della narrazione per poi mostrarcelo alla fine "transformato" anche nei caratteri sessuali. L’installazione coinvolgeva olfattivamente il pubblico, inondato dall’essenza di pino silvestre che scaturiva dal finto prato che rivestiva il pavimento.
Andrew Rutt non ha sbagliato il tiro coinvolgendo la nutrita comunità transgender del Pigneto. Il pulsante e vitale quartiere è ricco di personaggi dalle notevoli ed evidenti personalità e tra questi i venusiani watussiani trans. L’approccio non era dei più facili visto che queste affascinanti fiabesche figure vengono normalmente contattate per altri cul-turali scopi. Il corpulento e sexy artista inglese dai cristallini occhi azzurri li ha messi sì a nudo usando la galleria come set fotografico ma li ha anche invitati a fare degli scatti che riguardavano le cose che a loro stavano più a cuore. Oltre alle luminose immagini caste ma ammiccanti, realizzate dall’artista, ne è scaturito un mondo popolato di bambole, e confusi interni popolati da giocosi oggetti che ci hanno fatto dimenticare le voci gravi e i corpi faticosamente transformati dei novelli fotografi.
Ma le figure più trans dell’intera rassegna si sono rivelate Silvia Faieta e Natascia Raffio che tra neri volant e pizzi della nonna Belarda, abiti stratificati tipo cipolla fumè, trucchi che ricordavano la scatarrante cantante Nina Hagen e colpi di color fucsia tra i capelli che elettrizzavano l’aria mentre grandi lacrime nere di cartoncino inondavano ad effetto lutto tutto il candido spazio espositivo, forse a simboleggiare l’imminente chiusura della rassegna, o la mancanza del vero e proprio corpo espositivo, visto che i pochi fumetti alle pareti narravano meno delle nostre coreografiche autrici, affascinanti nei loro volteggi, e piroettanti negli smaglianti sorrisi, saluti e abbracci





English version


The witty review on Myra / on transformations. Tribute to Gore Vidal Ginetta Internetta 

"Sex, art and a little pop”
of Ginett@ Internett@

The hot topic of sexuality has been the subject of inquiry and expression for many artists. Even in times less suspicious when the commission imposed religious stiff themes brush revealed itchy and ambiguous carnality that the ecclesiastical world as an excuse would accept by erecting a supposed exaltation of beauty as created by the Eternal Father.
Recently, exhibitions with erotic content have greater importance but not always the presentation of a swollen member, who in the black&white works of Mapplethorpe seems to be like a sculpture or a statuary, a naked body, such as that of Luigi Ontani lent to his oneiric and dreamy photographic representations, can achieve hyperbolic "erections" justifying exciting criticism.
The gallery Whitecubealpigneto presented the project "Myra / on Transformations. Tribute to Gore Vidal" where sexuality can really be considered the point "G" and inspired by the book "Myra Breckinridge" that Gore Vidal has published in 1968, when the United States had already digested the Beat Generation and were smoking the last remnant of the old taboos.
Some artists have been invited by the brave Rossella Alessandrucci to compete with this succulent text in which Myra, who claims to resemble the actress Fay Wray (King Kong star of the first) view from the left side, involves us in the moment of her exuberant and colorful life in which alternates a series of unexpected transformations.
Today it is less scandalous discovered, almost at the end of a fascinating book, that the protagonist is a transgender but in those years I assure you it was not usual thing.
Certainly in Andy Warhol's Factory gravitated figures more multicolor than screen printing of POP but the disclosure of the transgressive phenomenon gets the written word that the echo of an artwork.
This tempting invitation has given birth to enthusiastic ideas, shown in the rich press folder, which prefigured syncopated heart and orgasmatic effects.
Alessio Fralleone, whose name has already promising underground mixture of sacred and profane, he used the gallery as his alcove for three days making prurient thoughts that arise in his mind, unfortunately, have generated the loss of excitement when they were not sinful tangible traces he had concocted in our fantastic imagination. Canvas with collage of compositions mixed abstract and watercolor drawings of phallic figures from the cut off bodies evoked only the elevation of our arched eyebrows.
We hope that at least those of its 3 nights have been lived with all his limbs intact and virtuously placed in the right places!!
"There is no Myra without Vidal" is the slogan that Francesco Impellizzeri used to make us a comparison, in his typical playful and ironic way, between the historical moment in which the badass United States were publishing the book and our fake bourgeois Bel Paese, where Vidal was only known for a bubble bath, whose advertising video in the late '60s, with his impetuous music, has haunted our minds showing a happy family surprised by a handsome white horse running along the banks of a river. The artist has wisely manipulated it by placing his figure in statuesque poses ,naked and placed to attract the interest of the narrative and then show it at the end "transformed" even in sexual characters. The installation involved the olfaction of the public, the essence of pine flooded and grew out of fake grass that covered the floor.
Andrew Rutt didn’t miss the shot involving the large transgender community of Pigneto. The vibrating and vital neighbourhood is full of characters with remarkable and evident personality and among them the venusian and tall trans. The approach was not the easiest since these fascinating fairy-tale figures are normally contacted for other “cultural” purposes. The burly and sexy British artist with crystalline blue eyes laid them bare using the gallery as a photo shoot but he also invited them to make some shots about the things they had closest to their heart. In addiction to the bright images chaste but winking made by the artist, it has originated a world populated by dolls and confused interiors crowded of playful objects, that made us forget the deep voices and the hardly transformed bodies of the newly photographers.
But surprisingly the most transgressive figures of the entire exhibition were Silvia Faieta and Natascia Raffio by using grandmother’s black ruffles and lace, several tinted layers of clothing, make up that reminded of the singer Nina Hagen and fuchsia streaks in their hair that electrified the air while big black cardboard tears flooded with a mourning effect all the white exhibition space perhaps to symbolize the imminent closure of the exhibition, or the lack of a real body exhibition, as the few comics on the walls recounted less of our choreographic authors, fascinating in their vaults, and swivel in dazzling smiles, greetings and hugs