26.2.13

Articolo Arteecritica di Paolo Aita


NICOLE VOLTAN 88 TRAME GALLERIA WHITECUBEALPIGNETO. ROMA

di Paolo Aita

 La competizione col cosmo, cercando di carpirne i segreti, essendo dunque più capaci, è vecchia quanto l’uomo. Nella storia dell’umanità c’è stato un continuo allontanare confini del sapere, e un infaticabile trascrivere, attraverso tracce e mappe, l’universo che ci circonda. Per ogni tentativo effettuato con successo, ogni volta che abbiamo l’impressione di aver capito il mondo, sorgono geometrie, schemi, diagrammi che illustrano il sapere acquisito. In verità contemporaneamente sappiamo che è caduta una cortina protettiva, e, in fondo, siamo ancor più indifesi. Così comprendere la natura genera anche tristezza, perché in questo modo la quantità di mito e di illusione si assottiglia. Trovo questa mirabile contraddizione nell’opera di Nicole Voltan. Da una parte ella rafforza la dimensione scientista nell’osservazione della natura, dall’altra il buio e la precarietà che abbondano nella sua arte ci ricordano che, anche sapendo tutto della natura e del cosmo, la nostra felicità sarà lungi dal compiersi. Così lo schema dell’universo, invece di rimandare a una dimensione beata, è presentato come una ragnatela quasi optical, quasi da titolo di film di Hitchcock, dove si avverte l’ansia piuttosto che il trionfo della conoscenza. Anche le altre opere danno una uguale sensazione di sottile inquietudine, poiché, aguzzando la vista, scopriamo che sono realizzate con aghi, e l’insieme si regge in una precarietà in fondo instabile. Il perfetto idealismo di queste strutture assolute è evidenziato mediante un’illuminazione sapiente, spingendoci ad osservare ancor meglio queste opere, quasi imitando l’azione dello studio e dell’osservazione dell’universo. Siamo di fronte a una mostra decisamente interessante, poiché è singolarmente piacevole scoprire che una giovanissima artista si cimenti con un tema così antico e diffuso. Nella serata di inaugurazione c’è stata anche una lettura di versi di Ovidio, ma potrebbero essere anche di Lucrezio: l’antichità non ha mai smesso di studiare l’universo, e così essere più vicino all’uomo.È una delle chiavi del nostro essere al mondo, ma l’attuale destrutturazione sembra aver smarrito questa ampiezza di riferimenti dell’arte. Notevole è che tutto ciò riaffiori nell’opera di una giovanissima artista. CLICCA QUI

Paolo Aita